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La Storia
della Sindone |
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Sarebbe molto
facile identificare il Sacro Lino con il Telo che contenne il Corpo
di Gesù Cristo dopo la crocifissione.
E' anche vero che, che è il solo
punto di partenza che ci permette di iniziare un discorso che comprende
due concetti antitetici, Scienza e Fede, accomunati da un filo, sottile,
la Storia, che, come il Sacro Lino, tesse una trama degna del più
grande dei registi di film gialli.
La Sindone non ha una "data certa"
di inizio, abbiamo solo i Vangeli che sono un buon punto di partenza.
I Vangeli
Marco 15.46:"Egli [Giuseppe
D'Arimatea] comprato un lenzuolo, lo calò [riferito a Gesù]
giù dalla croce e avvoltolo in un lenzuolo lo depose in un sepolcro
scavato nella roccia"
Quindi un primo elemento di comparazione
è quello narrato nel Vangelo di Marco.

Sepoltura del Cristo
A questo punto passati i tre giorni
- Egli resuscitò dai morti -:
Luca 24.12: "Pietro tuttavia
corse al sepolcro e chinatosi vide solo il lino" (dal
greco "othonia" che può essere interpretato come sia
come bende, che come lini. In questo caso come lino)
Anche Luca, nel suo Vangelo, fa riferimento
al lino (la Sindone?) che avvolgeva il corpo di Cristo. Ma è
ancora nel Vangelo di Giovanni che troviamo dei riferimenti al Sudario
di Gesù:
Giovanni 20.4: "Correvano
insieme tutti e due ma l'altro discepolo corse più veloce di
Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi vide il lino
per terra ma non entrò. Giunse anche Simon Pietro ed entrò
nel sepolcro e vide le bende per terra ed il sudario che gli era stato
posto sul capo, non per terra con il lino ma in un luogo a parte e ben
piegato."
Comparando i vangeli canonici con quelli
Apocrifi, notiamo nel Vangelo degli Ebrei, scritto nel
II secolo la seguente citazione: "Ora il Signore, dopo aver
dato la Sindone al servo del sacerdote, apparve a Giacomo".
Il Viaggio della Sindone
Da Gerusalemme ad Edessa
Fin qui abbiamo analizzato le testimonianze
riportate nei Vangeli, che davano la presenza di quel lino che possiamo
identificare con la Sindone a Gerusalemme.
Dopo un periodo di persecuzioni e tregue
da parte degli imperatori Romani, vi fu la fuga in massa dei discepoli
di Cristo. Alcuni di questi si recarono ad Edessa, portando con loro
alcune delle reliquie (che vi sia tra questi, oltre la Sindone, anche
il mitico Graal, la coppa in cui, seconda la tradizione, Gesù
bevve "nell'ultima cena"?)
Procopio di Cesarea, uno storico del
VI secolo, nell'opera Degli edifici di Costantinopoli,
parla di una catastrofica inondazione del fiume Daisan
che ad Edessa (nel 525) distrusse molti edifici pubblici e chiese. Tra
gli edifici che fece ricostruire Giustiniano I, vi fu anche la cattedrale
della Divina Sapienza (Haghia Sophia), nella quale in un'apposita cappella
fu inserita l'immagine Acheropita, cioè non fatta
da mano d'uomo (anche in questo caso, è il Telo Sindonico?).
Si tramanda che durante l'assedio di
Edessa del 544, fu trovato murato una stoffa con l'immagine Acheropita
di Cristo al di sopra di una porta della città.

Ritrovamento dell'immagine Acheropita
In quello stesso periodo incominciò
a circolare una particlare immagine del Cristo Glorioso
denominato Pantocrator (Creatore del Cosmo) il cui volto
rassomiglia in modo impressionante al volto dell'uomo della Sindone.
Uno specialiasta dell'F.B.I. ha stimato più di 250 punti di rassomiglianza
tra il Cristo Pantocrator ed il volto dell'uomo della Sindone. Secondo
i protocolli F.B.I. bastano 60 punti di somiglianza tra un ritratto
e la foto del personaggio cui il ritratto fa riferimento per sostenere
che si parla della stessa persona.

Cristo Pantocrator
Da Edessa a Costantinopoli
Nel 944 i bizantini attaccarono il sultano
di Edessa per impadronirsi del Mandylion (grecizzazione
del termine arabo "Mandil" che vuol dire panno)
e portarlo a Costantinopoli.
Qui nel giorno dell'Assunta (15 agosto del 944 d.C.), l'immagine miracolosa
(da intendere nel termine acheropita), venne trasportata nel Nord della
città nella chiesa di Santa Maria delle Blacherne, dove l'Imperatore
Romano I Lecapeno con la sua famiglia la venerarono.
Dell'immagine edessina a Costantinopoli,
possediamo anche una miniatura del XIII secolo tratta dalla cronaca
di Giovanni Skylitzés che riproduce l'imperatore Romano I Lecapeno
nell'atto di baciare devotamente il santo Mandylion (cioè la
Sindone, che potremo interpretare come il Volto di Cristo).
L'immagine (riportata qui sotto) sembra uscire dal panno. Questo è
ripiegato su se stesso in più strati, è in parte in mano
ad un dignitario ed in parte in mano all'imperatore.

Miniatura del XIII secolo
Da Costantinopoli a Lirey
Di certo sappiamo da varie testimonianze
che la Sydonie (termine usato da Robert le Clary, cronista della IV
Crociata che in"La conquista di Costantinopoli"
afferma che in quella città veniva adorato un telo chiamato Sydonie)
rimane a Costantinopoli sicuramente prima dell'arrivo dei Templari (ordine
monastico cavalleresco eliminato per ordine di Filippo il Bello nel
1307, con l'accusa di eresia).
A questo punto,
dal 1204 al 1353, la Sindone scompare!
Che fine a fatto la Sydonie o Sindone?
L'unica cosa che
possiamo fare sono congetture sulla base di quello che abbiamo come
dati più o meno certi.
Pare, che un crociato dell'armata veneziana,
un certo Othon De la Roche, avesse trafugato la reliquia
dalla chiesa imperiale della Vergine di Blacherne (ultima tappa dopo
la venerazione di Romano I Lecapeno alla chiesa di Santa Maria delle
Blacherne), ed essendo imparentato con una potente famiglia Templare,
gli Cherny, la Sacra Reliquia passò in mano a loro.
Nel rogo del 1314,
oltre a bruciare il Gran Maestro Templare, Jacques De Molay,
fu giustiziato anche il Gran Precettore di Normandia Goffredo
de Cherny.
Tra il 1314 ed il 1353 il telo Sindonico,
è rimasto molto probabilemente in un baule o comunque nascoscosto
ad occhi indiscreti.
La Sindone riapparve nel 1353 ad opera
di un discendente ed omonimo di Goffredo de Cherny, cavaliere crociato
e signore delle terre di Lirey (diocesi di Troyes, nonché importante
commenda Templare).
Goffredo fece costruire a Lirey una chiesa per ospitare la Sindone,
come testimonia una lettera del 1389 e firmata dal vescovo di Troyes,
Pierre d'Arcis, nella quale afferma che la Sindone era sta esposta al
pubblico intorno al 1355.
Da Lirey a Chambéry
Ad Humbert, Conte De la Roche (discendente
di Othon che trafugò la Sacra Reliquia a Costantinopoli), andò
in sposa Marguerite, nipote di Goffredo di Cherny. Per mezzo di questo
matrimonio, Humbert divenne signore di Lirey.
Maurgerite, poi, rimasta vedova nel 1443, donò
il telo Sindonico alla moglie di Ludovico di Savoia, Anna di Lusignano
(il 22 marzo 1453) che lo fece porre nella Cappella Santa del castello
di Chambéry dove resterà conservata dal 1502 fino al 1578.
Da 1453 al 1506 la reliquia rimase proprietà
privata di Casa Savoia.
Nel 1506 Papa Giulio II approvò
la messa e l'ufficio della Sindone, fissandone la festa al 4 maggio
L'incendio di Chambéry ed il trasloco a Torino
Non si conosce la dinamica dell'incendio
della Santa Cappella del castello di Chambéry (che avvenne la
notte tra il 3 e 4 dicembre del 1532), certo è che il Sacro Lino,
che, molto probabilmente (ma questa è una mia personale congettura
relativa a studi recenti sul test del radiocarbonio 14) era già
sopravvissuto ad un altro incendio (molto probabilmente o durante l'assedio
della città di Edessa o di Costantinopoli), stava per andare
distrutta per sempre. Fu grazie Filippo Lambert, consigliere del Duca
di Savoia ed al fabbro Guglielmo Pussod, che riuscirono a salvare il
Sacro Telo.
La Sindone fu poi portata al Convento
delle Clarisse Santa Chiara, con una solenne processione.
Le Clarisse, avvertite preventivamente di ciò che era successo
durante la notte, ebbero il tempo di trovare i rammendi necessari alle
riparazioni (c'è da notare che non ci è stato tramandato
il nome delle Clarisse che hanno riparato il Sacro Lino).
Il Lino, poi, per motivi bellici, nel
1535, fu trasferito a Torino, e successivamente a Vercelli, Milano,
Nizza, di nuovo a Vercelli, per poi ritornare a Chambéry.
Dal 1578 ai giorni d'oggi
Nel 1578, San Carlo Borromeo, voleva
andare a venerare la Sindone a Chambéry. Il Duca Emanuele Filiberto
di Savoia fece trasferire il Lenzuolo a Torino, dove rimase da allora.

Ostensione del 1578 a Torino
Fu nel 1694 che il Lino, trovò sistemazione definitva nella Cappella
disegnata da Guarino Guarini.
Fino all'ostensione del 1898, della
Sindone si pensava di aver detto tutto, sull'immagine Acheropita, che
mostrava con estremo realismo i segni delle percosse subite dall'uomo
della Sindone che ricordano quelle patite da Gesù Cristo (o,
facendo un atto di presunzione storica senza riscontro, le sevizie patite
dallo stesso Gesù).
La prima immagine fotografica risale
al 25 - 28 maggio 1898, fu scattata dall'Avv. Secondo Pia, sotto autorizzazione
del Re d'Italia Umberto I di Savoia.
Ciò che vide l'Avv. Pia, fu un qualcosa che lo sconvolse. L'immagine
Acheropita, mostrava per la prima volta dopo quasi 2000 anni il suo
volto nitido:

Volto Sindonico |

Negativo fotografico |
Questa sensazionale scoperta ha aperto
una nuova stagione di ricerca.
Dopo l'incedio della Cappella del Guarini,
del 1997, dove il Lino fu salvato miracolosamente, dal Vigile del Fuoco
Mario Trematore, la Sindone è rinchiusa in un sarcofago antincendio
(prodotta dalla Alenia) dove il Telo Sindonico si trova steso in un
ambiete riempito di gas inerte a clima costante.

Il presunto percorso della Sindone di Torino
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